Ottobre 2023

Partiamo con l’intento di visitare la Grotta di Crogole in una giornata molto piovosa, tanto per fare un po’ di movimento, senza velleità speleoabissali, con un po’ di corda (che no se sa mai) per far fronte a qualche imprevisto, ma senza la consueta attrezzatura. La dotazione personale era composta da una ventina di metri di corda, un paio di fettucce, un cordino e un paio di moschettoni. In effetti, guardando il rilievo e letta la descrizione dal sito del Catasto dove si fa riferimento ad una risalita di una ventina di metri di colata calcitica, con scavate una serie di incavi per facilitarla, non ci siamo particolarmente preoccupati. 

L’avvicinamento avviene sotto scrosci d’acqua intervallati da alcune pause. In effetti quella mattina non siamo partiti con il solito entusiasmo che ci accompagna normalmente, causa quel meteo non proprio stimolante, ma considerando di fare un po’ di attività fisica e di esplorazione, consapevoli che poi in grotta avremmo potuto godere di un buon riparo, alla fine, l’avvicinamento non si è rivelato così fastidioso. 

Il luogo dove si presenta l’ingresso della grotta è proprio piacevole ed accogliente. Uno slargo pianeggiante nascosto dalla vegetazione che lascia intravedere la magnifica vista dei gasometri… ahhh la natura quando ci si mette, fa cose meravigliose. 

Lasciamo il caldo e umido dell’esterno per immergerci nel fresco e umido dell’interno.

Saliamo per visitare il primo ramo che porta al secondo ingresso che parte dall’alto con un pozzo. La china detritica ci dice che siamo arrivati. L’ambiente molto più asciutto ci fa vedere la luce esterna. Ci guardiamo attorno, anche questa parte sembra completamente fossile. Le chiazze più verdi su quella superficie biancastra ci avvisano che il sole lì, giunge direttamente attraverso quella finestra posta circa a 8-10 metri sopra le nostre teste. Ma c’è qualcosa là in alto.. si muove. No aspetta un attimo, lo vedi anche tu? Riccardo propende inizialmente per una pantegana, ok, topolino di campagna scusa. Ma non lo è. A me sembra un ghiro, che dopo averci osservati attentamente si rifugia all’interno di una rientranza, nascondendosi completamente. Inizia il dibattito. Mmmmmmm… forse scoiattolo… no propendo ancora per ghiro, ma non con solida ed autorevole biospeleologica convinzione.

Abbandoniamo il ramo e facciamo ritorno alla caverna principale che da accesso all’ingresso e saliamo per infilarci nel secondo ramo.

Lo stillicidio, data la pioggia, aumenta… e aumenta. Appena risalita la parte concrezionata ci troviamo di fronte ad un meraviglioso spettacolo di pozzette che si stanno via via riempiendo d’acqua dando vita ad un incantevole gioco di travasi dalla pozza posta più in alto verso quella più a valle. L’acqua è di una trasparenza incredibile. Verrebbe da prendere un bicchiere e farne una bella sorsata. 

Saliamo ancora un po’ e ci troviamo di fronte ad una colata calcitica imponente. In effetti la descrizione la citava. Alta una ventina di metri con le “tacche” scavate per facilitare la risalita. Sì, ma una ventina di metri… non sono proprio così pochi. Ci viene in aiuto una corda che troviamo alla base della colata, che parte dall’alto. Bravi speleo!!!. La descrizione riportava che la parte più bella della grotta si trovava proprio là, risalita quella imponente colata. 

Già… ma non abbiamo portato bloccanti… che bel. Sale prima Riccardo, che è certamente il più esperto mentre io sono preso dall’indecisione di affrontare quella sfida. Dopo che il mio compagno mi rassicura che il ramo continua e che ne vale la pena, mi faccio coraggio e con il suo aiuto  (mi fa sicura dall’alto), abbozzato un imbraco fatto di fettucce, parto. Lui conosce bene le mie paure in fatto di altezze, soprattutto quando mi toccano quei rari passaggi “in libertà”. Ma non è queso il caso. Tacca dopo tacca ed un po’ di contrapposizione giungo in alto e completamente abbracciato ad una stalagmite da cui mi libero per proseguire nell’esplorazione.

Da qui in poi è uno continuo spettacolo di concrezioni. Dimenticata la parte fossile, qui c’è vita… e acqua, tanta acqua. Lo stillicidio aumenta con l’aumentare della pioggia. Stanzetta, strettoia, stanzetta, pozzetta, strettoia. Molto bello. Notiamo le scritte dei nostri predecessori, (fortunatamente oggi meno in uso di un tempo) da quelle più recenti a quelle più datate (credo Anni 20). Ma ce ne saranno altre ancora più datate.

Riccardo parte per l’esplorazione attraverso una strettoia ma dopo qualche metro, nonostante ci sia la prosecuzione, deve fare i conti con la sua mole rispetto all’apertura che incontra e che non gli consente assolutamente il passaggio.

Tocca tornare. Il mio pensiero va alla discesa che mi aspetta. Quella ventina di metri mi agitano un po’. Perché non mi sono portato il discensore? Vabbé… Riccardo mi illumina sull’utilizzo del mezzo barcaiolo, un nodo per tutte le stagioni, ma soprattutto “se se rangia con quel che se ga”, ok?

Alla fine il fidato e saggio Ricki mi fa sicura dall’alto e, con una certa sorpresa, mi ritrovo sul fondo in un attimo. “Bon, (dico a me stesso) no era sta tragedia”. Poi scende lui col “mezzo barcaiolo, forse rinforzato, o forse raddoppiato” come se fosse la cosa più naturale. Lo sarà, ma io non avevo la stessa familiarità.

Ripartiamo per raggiungere l’ingresso, dimenticandoci del terzo. Sì, perché esiste il terzo ingresso che verificheremo poi da rilievo una volta a casa. Ah bon… el iera qua. Pecà!

Ripercorriamo la colata verso l’ingresso, piena di vaschette che a questo punto sono sempre più piene e noi siamo sempre più umidi. Lo spettacolo è incantevole. 

I soliti amici pipistrelli allietano ulteriormente la nostra permanenza. La maggior parte dormono e cerchiamo sempre di non disturbarli mentre uno svolazzante ci accompagna fino all’ingresso. Rimango sempre affascinato vederli volteggiare con naturalezza evitando qualsiasi ostacolo. Ho assistito ad una virata a pochi centimetri dal mio naso. Mi sento privilegiato, poter assistere dal vivo a questi spettacoli della natura di cui ho il più assoluto rispetto. Che sia la geologia che propone le sue opere d’arte, che sia la biologia con le sue molteplici forme di vita, sono spettatore in prima fila delle meraviglie del mondo ipogeo che anche la Grotta di Crogole può offrire.

Piccolo ripasso di nodi (mezzo barcaiolo, sia rinforzato che raddoppiato) due parole sui moschettoni HMS e poi fuori, caldo, con l’umidità che non molla, ma grazie al cielo, non piove.

E finalmente, giunto il momento di rifocillarci, ripercorriamo chiacchierando, quella che si è rivelata inaspettatamente una gran bella giornata.

Fine della storia

Luca P. e Riccardo